Eurasia's sins

28/01/2010 | Eurasia's sins

La porta si aprì di scatto, i cardini reggenti saltarono in aria con un suono greve e metallico, i dirigenti della "Vessels Dynamics" schizzarono in piedi e da quel frastuono polveroso videro spuntare i lunghi anfibi slacciati, la gamba snella e le due canne delle "Smith Wesson 686".
I corpi iniziarono a volare in aria, il panico iniziò a diffondersi anche lungo le vie del sottolivello 15. Volavano corpi dalle finestre e gocce di sangue sui marciapiedi lungo le pareti esterne della VD. Un lungo corridoio e la giovane ragazza dai capelli biondi camminava verso quell'ultima porta ancora inviolata. Dall'esterno solo grida e nessuna sirena, un sorriso lungo tutto il viso, l'odore del terrore e dell'impotenza che penetrava nelle sue narici la enebriavano. Porta chiusa "Banale" - pensò. Un colpo deciso con lo stivale imbottito e la porta cadde.
"Ben tornata Nemesi" - Un uomo anziano, stanco, seduto su un trono in pelle e lustrini, schermi in continua funzione monitoravano la maggior parte delle banchine dello spazioporto di Eurasia Sins.
"Darmienn" - Nemesi si avvicinò, puntando ancora i revolver alla testa dell'anziano. A contatto con le tempie del vecchio neppure un'esitazione, il click del grilletto mise fine alle sofferenze. Liberatasi del corpo che ostruiva l'accesso al database centrale tirò fuori il suo cavo USB, lo attaccò al CPU centrale e diede il via all'innesto.
Ogni volta era la stessa sensazione di leggerezza, di sorpasso dello stato d'inquietudine, i files fluivano talmente veloci lungo tutte le sue sinapsi come una dolce brezza estiva, le immagini prendevano forma davanti ai suoi occhi, fotografie, video, bimbi mutilati dalle guerre, torture sulle giovani donne della Panafrica, dati sull'ascesa al potere degli ultimi dittatori dell'Eurasia e finanziamenti agli stessi gruppi ribelli. Tutti i segreti della più grande multinazionale della guerra sviscerati in pochi secondi, compattati ed inseriti in una memoria labile del cervello di Nemesi.
Il trip finì in un immensa nube di polvere e disegni architettonici, la ragazza staccò il cavo, prese gli ultimi dossiers sul tavolo, ancora imbrattati delle cervella di Darmienn e si avviò verso l'uscita.

Eurasia Sins - Sottolivello 03 - Scuola Superiore Solomon Darver

"Nicole! Ehi Nicole! Aspettami" - Un giovanotto sui diciott'anni si mise a rincorrere la giovane dai corti capelli blu - "Nicole, smettila di fare così ti ho chiesto scusa, lo sai non volevo, e poi con Anna non è successo nulla.. è.. è lei che mi ha baciato... io volevo solo... come dire..."
"Appunto non dire niente, che è meglio!" - Rispose la ragazzina - "Adesso mollami, ho altro da fare che stare a sentire le stronzate di un ragazzino piagnucolone e triste, che veste come un rapper degli anni '80!"
"Ma dove stai andando? Abbiamo lezione con la Rancida dalle 9:00"
"Ti ho detto di non rompere, cretino! Oggi non entro"
"Cazzo! Sei proprio una stronza quando ti ci metti! Vaffanculo Nicole! 'Fanculo te e quei quattro sfigati d'amici che ti ritrovi al sottolivello 15! Mi chiedo come una cazzo di stracciona come te abbia fatto ad entrare in una scuola come questa! I barboni come la tua famiglia li dovrebbero tenere lontano con i cani! Stronza!" - Lei non rispose, e durante questo breve, ma colorito, monologo si allontanò, usci dal cancello principale con il dorso della mano rivolto al ragazzo ed il dito medio alzato, il ragazzo sbraitava ancora, ma lei non sentiva, nella sua testa affluiano mille altri pensieri, anche se una cosa continuava a tormentarla, soprattutto perchè significava dar ragione a quel bastardo di Jim, quel traditore di Jim. Lei era povera, la sua famiglia era povera, "che cazzo ci faccio qui?" continuava a chiedersi.
Si pose un'ultima volta questa domanda e mentre lo faceva si voltò ad ammirare ancora gli splendidi archivolti dell'entrata della scuola Darver.
Poi un forte boato, una nuvola di fumo gigante e tutte le palazzine del campus crollarono una dopo l'altra, le grida, lo strazio, il dolore tangibile penetrarono attraverso gli ocche della giovane Nicole, attonita ed impietrita d'innanzi ad une delle più agghiaccianti realtà della sua esistenza, amici, compagni di scuola, conoscenti, non un movimento, non un grido d'aiuto, solo l'incombente massa del polverone scagliato contro di lei. Non una lacrima, non un verso, immobile sul marciapiede fino a quando un braccio amico la sollevò e la distolse da quella fredda visione. Era una giovane ragazza, dai lunghi capelli biondi e dallo sguardo tetro ed oscuro. La cosa che la colpì maggiormente fu il pacchetto di sigarette avvolto nelle pieghe della maglietta nera. Il suo viso era pulito, ma quel lato oscuro dei suoi occhi le davano un aspetto spaventoso, ma era troppo sconvolta e la stanchezza si fece sentire, non sapeva quanto tempo fosse trascorso, decise di lasciarsi andare alle gentili braccia della sconosciuta e crollò in un lungo e profondo sonno.

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